Quando le nostre ginocchia iniziano a far male sempre più frequentemente, l’articolazione tende a irrigidirsi sempre di più e tutto ciò comporta una limitazione dei nostri movimenti, se non abbiamo avuto eventi traumatici cui ricondurre questi sintomi, la causa potrebbe essere l’artrosi. Nel caso di artrosi al ginocchio si chiama gonartrosi ed è una malattia cronica conseguente all’usura delle nostre articolazioni, che colpisce soprattutto quelle sottoposte al carico, le ginocchia appunto.
“La conseguenza – ci spiega il dottor Alderino Dalla Pria, Responsabile U.O. Ortopedia e Traumatologia di Clinica Polispecialistica San Carlo – è il progressivo deterioramento della cartilagine che, come una pellicola, riveste le superfici delle ossa nelle articolazioni per ridurre l’attrito tra loro e quindi per favorirne la mobilità. Quando la cartilagine si consuma, non ricresce e occorre individuare il percorso di cura valutando le condizioni e i sintomi del paziente”.
Quali possono essere le cause dell’artrosi al ginocchio?
“L’età è sicuramente un fattore oggettivo, con il passare degli anni c’è un ‘consumo’ fisiologico della cartilagine nelle articolazioni soprattutto se si è svolta una particolare attività lavorativa, se sono stati subiti traumi oppure è riconducibile anche a fattori che riguardano lo stile di vita. Tra questi il sovrappeso e l’obesità che aumentano lo stress sulle articolazioni e quindi aumenta di conseguenza l’usura e l’infiammazione della cartilagine. C’è anche da considerare la possibile predisposizione genetica all’artrosi e alcune problematiche circolatorie e metaboliche che agiscono compromettendo anche la salute articolare del nostro corpo”.
Come si riconosce l’artrosi al ginocchio?
“Alla comparsa dei sintomi, il consiglio è quello di rivolgersi sempre a un medico specialista che è in grado di valutare i sintomi specifici e, supportato da immagini radiografici (RX o Risonanza Magnetica), può fare un inquadramento del danno articolare. La diagnosi aiuterà a individuare il tipo di trattamento più adeguato”.
Quali sono i trattamenti di cura?
“Se vogliamo sintetizzarle, le opzioni possibili sono quella conservativa e quella chirurgica partendo dal presupposto che il ricorso alla protesi è la soluzione ultima da perseguire”.
Cosa si intende per trattamento conservativo?
“E’ unpercorso che può includere una pluralità di interventi ma possiamo stabilirli tenendo conto della sintomatologia e delle esigenze del paziente che accusa dolore ed è limitato nei suoi movimenti. Per questo, in primo luogo, è fortemente consigliato il controllo del peso, laddove questo fattore incida sulla malattia. La terapia farmacologica può aiutare ad alleviare lo stato infiammatorio, mentre la terapia fisioterapica e riabilitativa, eseguita su indicazione di professionisti esperti e qualificati, consente di rinforzare la muscolatura a supporto del ginocchio stesso. Nei casi in cui il dolore stesso e la rigidità rimangono persistenti, si opta per le infiltrazioni di acido ialuronico (che fa da lubrificante e protezione delle superfici articolari) e/o di cortisone (antinfiammatorio che agisce in modo rapido sul dolore). Oggi disponiamo anche delle infiltrazioni di PRP che consistono nell’iniezione di un gel ricco di piastrine, ottenuto dal sangue del paziente stesso, per la rigenerazione dei tessuti grazie ai fattori di crescita delle piastrine stesse che promuovono la riparazione e riducono l’infiammazione”.
Quando invece si ricorre al trattamento chirurgico e quindi alla protesi?
“Si ricorre al trattamento chirurgico quando la patologia è a uno stadio tale da compromettere in modo importante la mobilità e quindi la qualità di vita del paziente. Le protesi possono essere ‘totali’, eseguite quando l’artrosi o il danno articolare sono estesi e le terapie conservative sono inefficaci, con lo scopo di ridurre il dolore e ripristinare la funzionalità articolare. Oppure le protesi possono essere parziali in presenza di un’artrosi localizzata, sostituendo quindi solo la parte danneggiata e preservando le parti sane del ginocchio e i legamenti. In entrambi i casi si predilige un allineamento cinematico per ricostruire la struttura naturale del ginocchio. Questa tecnica, secondo recenti studi scientifici, oltre a ridurre i tempi di intervento e post operatori, ha fatto registrare prestazioni migliori nel medio lungo termine”.



